Ildegarda di Binden - Coronavirus 19 Italy - come resistere alle fake news sul covid-19 e ripartire

Vai ai contenuti
LA RUBRICA DI CORONAVIRUS19ITALY: LE RISPOSTE

COVID-19 - L'ALIENO
 
Da oggi inizia a collaborare con noi un medico che per il momento si presenterà
con lo pseudonimo di Ildegarda di Bingen, badessa ed esperta di scienze naturali,
che ci ha lasciato molti studi sulle piante medicinali e i rimedi medievali.
A lui sarà possibile rivolgere domande e scambiare opinioni...

        
 
Per poter cercare di capire di chi e di cosa parleremo dobbiamo fare delle precisazioni. Non sono semplici ma cercherò di renderle tali.

 
Prima di tutto deve essere ben chiaro che:
«non esistono esperti di Coronavirus, di COVID-19 siamo tutti dilettanti».

 
Le certezze che abbiamo sono le conoscenze virologiche generali che in breve e in modo semplificativo vi illustro per poter proseguire nella condivisione delle informazioni, per permettervi di fare confronti e capire che questo "alieno" è tale per tutti, che siamo apprendisti della sua arte di infettarci.

 
I virus sono agenti infettanti filtrabili, subcellulari e visibili al microscopio elettronico. Hanno un unico filamento che sia DNA o RNA e sono avvolti da un involucro proteico. Le dimensioni sono 20 nm sino a 250 nm circa. Fanno parte di famiglie da cui prendono nome e caratteristiche.

 
La loro replicazione richiede la partecipazione attiva delle funzioni delle cellula infettata e per fare ciò devono aderire alla superficie cellulare, penetrarvi e generare nuovi virioni che, fuori uscendo dalla stessa, proseguiranno ad infettare altre cellule.
 
In tutto questo il Coronavirus non differisce. La sua dimensione è di 100-150 nm (600 volte più piccolo del diametro di un capello), il suo genoma è a RNA e infetta le cellule come qualunque virus a RNA. E' rotondeggiante.
Sulla sua superficie ci sono spike lunghi circa 20 nm, sono queste glicoproteine o spike, che formano la corona e danno il nome al virus e sono sempre questi spike che lo rendono affine ai recettori polmonari ACE-2.

 
L'infezione, ossia la penetrazione del virus nel nostro organismo, può essere:
 
1) abortiva, se dopo la penetrazione nella cellula ospite non avviene la replicazione
 
2) infezione inapparente o subclinica, quando avvenuta la replicazione del virus non si ha una sintomatologia associata.
 
3) Infettiva, manifestazione clinica con sintomi
 
4) contagiosità: ossia capacità di diffondere la malattia da soggetti infetti a popolazione a
 
rischio (non vaccinata e quindi suscettibile).

 
Le caratteristiche del punto 2,3 e 4 le ha anche il nostro alieno COVID.
Della caratteristica 1, non abbiamo informazioni a sufficienza per poterlo affermare.


 

Sempre nelle infezioni classiche virali, l'ospite, l'individuo infetto può essere:
 
1) immune, già avvenuto a contatto con il virus e quindi ha già una sensibilità immunitaria, oppure è stato vaccinato
 
2) recettivo ossia avviene il passaggio dall'infezione alla malattia conclamata.

 
L'età, il sesso, le patologie già in essere, la predisposizione individuale sono fattori che condizionano la risposta DIVERSA, di un soggetto infettato dallo STESSO VIRUS.
 
Quindi del nostro alieno COVID in questo caso possiamo dire, con certezza che, per le conoscenze a nostra disposizione, non si ci sono soggetti immuni. Nessuno è stato vaccinato. In prima ipotesi nessuno ha avuto contatti con il coronavirus della SARS-Cov, ma come altri virus, non ha lo stesso comportamento in tutti i soggetti che infetta.

 
Altro aspetto importante è l’ambiente, sia fisico e climatico, che sociale.
 
Quanto pare al nostro COVID non importa l’altitudine, la latitudine, anche se non mi stupirebbe che in un prossimo futuro scopriremo che certe condizioni ambientali potrebbero favorire la virulenza, ma allo stato attuale non ci sono notizie in tal senso.

 
Sembra, invece, che l’esposizione alla luce solare, sia predisponente per la conversione nella forma attiva della vitamina D, con le sue caratteristiche antiossidanti, possa svolgere un ruolo protettivo nei confronti dell’infezione da coronavirus.


 

La catena del contagio può avere caratteristiche diverse a seconda degli ospiti a cui il virus è rivolto.

Quindi:
essere omogenea se interessa solo i vertebrati, eterogenea se sono coinvolti gli insetti.
 
A sua volta l’associazione delle due caratteristiche identifica le capacità del virus di infettare e trasmettersi.

Quindi:
 
- Omogenea omonima se interessa solo vertebrati, es. trasmissione “uomo-uomo”,
 
- omogenea eteronima , vertebrati di specie diverse, es “animale selvatico-uomo”
 
- eterogenea omonima , in cui è coinvolto  vertebrato di una sola specie e un insetto, es “vertebrati-insetto-vertebrato”
 
- eterogenea eteronima in cui vi sono due vertebrati di specie diverse e un insetto , es “ vertebrato-insetto-vertebrato-insetto”.

 
Del nostro la catena del contagio NON è definita con precisione.


 

Dallo studio di sequenze di genetiche del coronavirus COVID 19, si è confermato che l’88% coincide con il coronavirus che infetta i pipistrelli , ma ciò non basta per dire con assoluta certezza che è lo stesso virus mutato. Quindi si è ipotizzato che la trasmissione non sia avvenuta direttamento (pipistrello-uomo) ma ci sia stato un altro animale che abbia fatto da tramite, ad oggi non individuato.

 
Se posso esprimere un parere personale, manca quel frammento di RNA che ci fa dire con precisione la sua origine e l’eventuale suo passaggio di specie.

 
Per quanto concerne l’ambiente, la quarantena ha limitato la diffusione, ma non l’ha arrestata.  
 
Noi conviveremo con il Coronavirus per molto tempo, forse sino al vaccino.


 

La trasmissione di qualsivoglia virus può essere diretta: dalla sorgente al ricevete, quindi contatta diretto e/o vicinanza.
 
Motivo per cui si raccomanda la distanza tra le persone e l’uso di mascherine con il coronavirus.
 
Oppure indiretta, ossia presenza di un vettore.  Ad esempio le superfici.
 
Motivo per cui si chiede, nel caso del coronavirus di usare guanti, si consiglia di pulire le superfici, areare gli ambienti.
 
La PROFILASSI Aspecifica permette di ridurre il rischio di diffusione delle malattie infettive, la profilassi specifica con farmaci e vaccini è insostituibile come lo è stato nel caso del colera, poliomielite, difterite, tetano.

 
Per il coronavirus, SARS-Cov 2, non abbiamo ad oggi vaccino, possiamo fare prevenzione, interferire con manovre che rallentino la trasmissione diretta e indiretta, ma non abbiamo una profilassi specifica con vaccino.


 

Le vie di penetrazione dei virus sono: cute, mucose, placenta, via umorali (liquidi corporei).
 
Ad oggi sappiamo che il coronavirus predilige le mucose del tratto respiratorio, il tratto laringeo (naso e gola), il tratto gastroenterico (stomaco e intestino), le congiuntive, e recentemente si parla di infezioni del sistema nervoso centrale, e cute soprattutto nei bambini.
 
La sorgente di infezione è il portatore, colui che elimina il virus in fase precoce, prima di manifestare la malattia, o il portatore  convalescente, ossia in quell’individuo che avvenuta la guarigione clinica non si ha quella biologica, quindi sarà portatore convalescente e potrebbe divenire portatore cronico. Esiste anche il  portatore asintomatico può restare tale per molto tempo. I portatori sono serbatoi del virus inconsapevoli.

 
Ad oggi del coronavirus sappiamo che il virus rimane per alcune settimane presente nell’individuo a bassa carica anche dopo la guarigione clinica. Motivo per cui i soggetti post infettati, che sono guariti, restano in isolamento sino a negativizzazione del tampone che viene ripetuto periodicamente sino al II tampone negativo.

 
Fino a qui abbiamo contestualizzato nozioni di virologia generali, validi per tutte le infezioni virali, con il nostro Coronavirus.
Adesso sempre contestualizzando passiamo nello specifico di una infezione.
 
Ossia il virus arriva all’uomo e trova difese dell’organismo al suo attacco, le stesse che incontra il coronavirus.
 
Barriere meccaniche: cute con il film sebaceo e le mucose. Lo stesso epitelio ciliato delle vie aeree con alfa 1 antitripsina, la lacrimazione, la saliva, l’urina, lo sperma, l’acidità gastrica e la defecazione e la flora batterica intestinale, sono sistemi di difesa e di eliminazione del virus.
 
Poniamo che il virus superi tutte queste armi meccaniche e arrivi dentro di noi. Inizia un processo difensivo assai complesso, l’infiammazione. La risposta che l’organismo mette in atto di difesa è indipendente dalla natura dello stimolo e dal sito di innesco, ma inizia l’attivazione di serie di eventi a cascata complessi che portano all’eliminazione del virus.  
 
Nel caso del nostro coronavirus vedremo come la fase 2 ha delle variazioni sostanziali in alcuni soggetti e non in tutti, ma non si sa il perché.

 
Il coronavirus, come tutte le malattie infettive, si presenta con una fase virologica in cui si ha la replicazione virale associata ad una sintomatologia clinica, per alcuni più impegnativa, ma non particolarmente severa. Si presenta con sintomi influenzali:  cefalea, raffreddore, stanchezza,  mal di gola, tosse, febbre, in altri casi eruzioni cutanee, diarrea, convulsioni.  Questa fase, con le terapie oggi standardizzate, tende a regredire. Mano a mano che l’organismo inizia la risposta infiammatoria con la messa in atto dei sistemi di difesa immunitaria, individuali, si vince la replicazione virale.

 
Questo è ciò che succede sempre, con ogni virus e in una buona percentuale di soggetti infettati dal coronavirus, circa 75- 80%.
 
Quindi se l’infezione si fermasse qui per tutti avremmo una forma influenzale, magari con sintomi più marcati , ma sarebbe un’infezione virale come altre.

 
In realtà il coronavirus, in una % di persone infettate, circa il 20-30 % dei casi, dopo questa fase di infezione acuta, scatena una risposta infiammatoria eccessiva, aberrata, con aspetti simile alle vasculiti autoimmuni, che è quella che porta il soggetto alla insufficienza respiratoria, con necessità di assistenza respiratoria e quindi ricovero in rianimazione.   



Le persone che arrivano nella fase dell’insufficienza respiratoria severa con la forma nota di “intestiziopatia”  e la fase vasculitica con trombosi , è dovuto ad una tempesta citochimica che danneggia in modo irreversibile il polmone. Possiamo semplificarlo cosi, è la conseguenza del proprio sistema immunitario iper-attivato per superare la fase di infezione VIRALE che dovrebbe spegnersi da sé, in realtà rimane attiva oltrepassando la soglia del normale e sconfinando nelle terribili malattie autoimmuni, che alcuni di voi già conoscono, col il nome di vasculiti.  
Anche in questa fase la terapia è stata standardizzata, ma in una percentuale di soggetti infetti che ha avuto la risposta aberrante, non si ha una risposta adeguata.
 
Oggi sappiamo che i farmaci hanno ruoli diversi in tempi diversi. Inizialmente gli stessi farmaci venivano usati per tutte le fasi della malattia, uguali. Con il tempo abbiamo capito e creato protocolli diversi a seconda della fase della malattia.
Senza dubbio, per avere tutte le carte da giocare di fronte ad una infezione da COVID-19, la terapia deve essere impostata da un medico, come un vestito di sartoria.

 
Perché il coronavirus prediliga e infetti certe persone, con determinate caratteristiche, non si sa.
 
Perché il coronavirus attivi in modo aberrante il sistema immunitario, non si sa.
 
Perché in una percentuale di soggetti che hanno scatenato la risposta aberrante
immunitaria la terapia non funzioni, non si sa.

 
Nei prossimi appuntamenti cercheremo insieme delle risposte.
 
Nel mondo scientifico e tra i medici ci sono ipotesi, da confutare, domande senza risposta, perché di fronte al coronavirus, SARS –COV, stiamo tutti imperando, ma ogni giorno più lo conosciamo più abbiamo possibilità di sconfiggerlo, e nessun medico ritrae la mano, la mente, le conoscenze, nonostante i rischi.  

 
Con questa “chiacchierata” si apre una rubrica APERTA al DIALOGO, allo SCAMBIO. Affronteremo le tematiche più calde di carattere medico-infermieristico-assistenziale. Se avete argomenti, domande da segnalarci, risponderemo, in tempi brevi.

 
Ildegarda di Bingen


Chi era:
Ildegarda di Bingen (in tedesco Hildegard von Bingen; nata a Bermersheim vor der Höhe nel 1098 – morta a Bingen am Rhein il 17 settembre 1179) fu una monaca cristiana, scrittrice, mistica e teologa tedesca. Suora benedettina, viene venerata come santa dalla Chiesa cattolica; nel 2012 è stata dichiarata dottore della Chiesa da papa Benedetto XVI. Donna dai numerosi talenti, nella sua vita fu guaritrice, erborista, naturalista, cosmologa, filosofa, artista, poetessa, musicista, linguista e anche consigliera politica particolarmente seguita.
Le sue innumerevoli visioni portarono poi Papa Eugenio III, Adriano IV e Alessandro III ad autorizzarla a parlare in pubblico, inviata anche in viaggi apostolici, inoltre predicava anche nelle cattedrali.

  
   


 
Torna ai contenuti