Riabilitazione dopo Covid - Coronavirus 19 Italy - come resistere alle fake news sul covid-19 e ripartire

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LA RUBRICA DI CORONAVIRUS19ITALY: SANITA'

DOPO IL COVID-19
Dopo L’infezione da Sars-CoV-2 bisogna affrontare l’eredità
che ci ha lasciato dal punto di vista sociale, politico e sanitario.
Tra chi ha avuto la malattia, alcuni portano le "stigmate",
inoltre hanno una convalescenza e conseguenze che non sono univoche.

Mentre il tempo tra il contagio e l’insorgenza dei sintomi è abbastanza definito, la terapia a seconda della fase di malattia ha dei protocolli definiti, la fase di convalescenza continua a non essere definita.


Per coloro che hanno avuto la polmonite interstiziale, abbiamo un quadro di fibrosi polmonare che comporta un irrigidimento del tessuto polmonare colpito dal virus, questo compromette gli scambi respiratori a livello alveolare tra O2 e la CO 2 (ossigeno/anidride carbonica).


Queste conseguenze sono indipendenti dall’essere stati o meno intubati.
Si traduce dal punto di vista respiratorio in un ridotto volume polmonare con una scarsa forza dei muscoli respiratori e quindi affaticamento e fame d’aria negli spostamenti.

Per alcuni già il passaggio di pochi metri è difficoltoso, per altri, per sforzi più intensi.
Il quadro clinico respiratorio, fibrotico, era già comparso con la SARS nel 2002/2003.
La fibrosi polmonare è per i medici e in particolare per i pneumologi e per i fisiatri la sfida del “post-covid”.



Attualmente i farmaci che vengono  utilizzato sono i cortisonici e gli immunosoppressori. In alcuni centri è stato attivato un ambulatorio per proseguire un monitoraggio nel tempo, con studi di ecografia polmonare, funzionalità respiratoria, test del cammino per 6 minuti e TC del Torace.

Sicuramente questi pazienti se fumavano, non lo dovranno più fare e la riabilitazione è un tema importante da affrontare.  Di fatto sono pazienti francamente debilitati con difficoltà negli spostamenti per “mancanza d’aria” e per “stanchezza”, e hanno una difficoltà a nutrirsi nel modo ottimale per la perdita del gusto e dell’olfatto.
La loro qualità di vita è decisamente peggiorata, o comunque cambiata in peggio.


Allo stato attuale non ci sono linee guida per la fisioterapia respiratoria rivolte ai pazienti post-covid 19.
Sicuramente la loro riabilitazione, date le premesse, è un lavoro di sartoria. Deve essere “ad personam”.
la Società Italiana di Medicina Fisica e riabilitativa (Simfer) ha comunque avviato un servizio di consulenza a distanza rivolto ai cittadini, per dare maggiori informazioni.
L’atteggiamento corretto è di rivolgersi in strutture riabilitative idonee che con servizi in regime ambulatoriale creano un percorso individuale di recupero delle condizioni precedenti la malattia.



La prima regola è NON AVER FRETTA e adottare un programma di GRADUALITA’. L’obiettivo è fare un passo in più ogni giorno partendo da ciò che si riesce a fare senza affanno.

La partenza per una fisioterapia efficace è assicurare gli spostamenti necessari per le proprie autonomie.
Dallo spostamento letto-sedia a fare pochi passi per arrivare ad una igiene personale in autonomia  e quindi al recupero di una vita sociale.


Nell’arco di qualche mese ci si dovrà porre l’obiettivo di arrivare a fare  4000-5000 passi al giorno, camminando anche solo in casa, con spostamenti inizialmente brevi, intervallati da pause di recupero, cercando ogni 3-4 giorni di allungare gli spostamenti, rispettando le pause di recupero sino a quando sarà necessario.

Entro un trimestre dal recupero al suolo si può iniziare a fare le scale, fermandosi e recuperando ogni volta si senta la necessità, iniziando ad impiegare la cyclette senza carico, per pochi minuti e incrementando poi lentamente i tempi, sino ad arrivare alla mezz’ora e quindi incrementare anche a un carico medio, per diversi minuti.  

Sono consigliate passeggiate anche su tapis roulant ad una velocità di 3 Km/h sino ai 5 Km/h entro 6 mesi.


Queste sono ipotesi di recupero e di lavoro, ma in questi pazienti post COVID-19 la fisioterapia deve essere predisposta e impostata sul singolo caso, al fine di evitare complicanze cardio-vascolari severe, come l’infarto per sovraccarico cardiaco.

Dott. Ombretta Grassi

Specialista in Nefrologia
Medico Internista- Ospedale di Cuggiono- ASST OVEST MILANESE.


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