Ripartenza tra diritto, economia e salute - Coronavirus 19 Italy - come resistere alle fake news sul covid-19 e ripartire

Vai ai contenuti
RIPARTENZA TRA DIRITTO, ECONOMIA E SALUTE

È difficile esprimere una opinione complessiva sulla ripartenza
dopo il lockdown dovuto alla pandemia di Covid-19 in Italia.
Per tale ragione mi limiterò ad alcune osservazioni settoriali.

Dal punto di vista normativo e giuridico, lo spasmodico e inflazionato ricorso del Premier Conte ai dpcm è alquanto stucchevole e difficile da comprendere, soprattutto se consideriamo che è un professore universitario di diritto "in aspettativa".
I manuali utilizzati in corsi universitari di diritto costituzionale non contemplano nemmeno tra le fonti del diritto i dpcm.
Vi chiederete per quale ragione. Ebbene, tra le fonti del diritto si annoverano la Costituzione, i trattati internazionali e la normativa comunitaria, leggi ed atti avente forza di legge (decreto legge e decreto legislativo), ed infine i regolamenti.



I dpcm sono una fonte sub-regolamentare, con un ruolo marginale e di contorno; infatti al grande pubblico era ignoto questo strumento prima della pandemia e persino gli operatori del settore faticano a tratteggiarlo a dovere dal punto di vista teorico.

Si fatica soprattutto a darne una definizione esaustiva e precisa. Perché?
Semplicemente perché è sempre stato un istituto relegato a ruolo marginale. Da qui mi sorge spontanea una perplessità: che "l'avvocato degli italiani" si sia intenzionalmente servito di un istituto così anomalo per un'emergenza così grave, che ben avrebbe potuto essere normata con decreti legge (istituiti dai Padri Costituenti proprio per situazione di necessità e urgenza), per sottrarsi ai controlli del Parlamento e avocare in sostanza a sè i pieni poteri?


Dal punto di vista economico riaprire le attività e, a breve, negozi al dettaglio e servizi alla persona ha evitato una insurrezione popolare. In molti già ardeva il fuoco della rivoluzione e la necessità economica avrebbe fatto innescare una reazione collettiva difficile da placare.



Non credo che le misure adottate dal governo siano sufficienti; molte attività chiuderanno, molte nemmeno riapriranno. Destino ha voluto, in aggiunta, che siano proprio le regioni più "ricche" e produttive, Lombardia e Piemonte, a pagare il prezzo più alto della pandemia.

Il rialzo del mercato finanziario sembra giunto al capolinea: liquidità da immettere non c'è più e difficilmente il mercato si rialzerà nel breve periodo.



Il governo dai grandi proclami ha virato verso la preghiera ai banchieri di compiere un "atto d'amore e generosità".
La cassa integrazione per molti è rimasta solo a livello di chiacchiere.
Unica certezza gli 8,5 milioni di cartelle che l'Ufficio delle Entrate recapiterà in breve tempo agli italiani.



Nell'etere (ma anche negli appunti di qualche parlamentare e membro del governo) aleggia la parola magica per pescare soldi dalle tasche degli italiani: "tassa patrimoniale", tanto cara alla sinistra buonista fin dai tempi di Giuliano Amato e Scalfaro.
La situazione può essere sintetizzata, per dirla utilizzando un’espressione dialettale ma efficace, "Non c'è una lira per far ballare una scimmia".

Per trattare il tema della Salute mi sono confrontato ed ho recepito le opinioni di medici ed esperti del settore.
Il timore è che ora ci sia la "corsa all'oro", alla riapertura lampo senza considerare le conseguenze sanitarie.
Una possibile soluzione avrebbe potuto essere chiudere tutto fin dall'inizio e forse il contagio si sarebbe frenato, forse in 3/4 settimane ciascuno di noi sarebbe tornato alla propria routine. Non è stato fatto, perciò la controprova non ci sarà mai.



Gli ospedali sono saturi, una nuova ondata di contagi non sono in grado di reggerla, soprattutto al Nord ed in Lombardia nello specifico. Mi auguro vivamente resti solo un'ipotesi errata.
In conclusione, di risposte certe non ne ho nemmeno io, ma forse nessuno le ha.
Di certo però, è d’obbligo ricordare, che ci sono 30.000 morti che qualcuno dovrà, prima o poi, giustificare.
Alex Grassi
Torna ai contenuti